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Internet, la polizia italiana a caccia di crimini su Second Life

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Inviato da [Gnomix] 14 Gen 2008 - 18:15

Gli specialisti monitorano con attenzione l’universo digitale online in 3D immaginato, creato e posseduto dai suoi residenti.

Cyber-guardie a caccia di cyber-ladri. Ma non nel mondo reale, nel «metamondo» di Second Life. Sulle orme dei loro colleghi di altri Paesi, anche gli specialisti della Polizia postale e delle comunicazioni monitorano con attenzione l’universo digitale online in 3D immaginato, creato e posseduto dai suoi residenti.

«È un fenomeno troppo vasto (le ultime stime parlano di 10 milioni di utenti registrati, anche se quelli davvero attivi sarebbero non più di 400 mila, ndr) per poter essere trascurato - premette Maurizio Masciopinto, direttore della divisione investigativa -. Da qui la decisione di ’infiltrarè nostri uomini che, coperti come tutti dall’anonimato di identità fittizie, in gergo ’avatar’, vivono in questa vera e propria dimensione alternativa, dialogano con gli altri cittadini, frequentano gli stessi posti e, naturalmente, cercano di raccogliere informazioni». I risultati, sino ad oggi, sono tutto sommato incoraggianti.

«La paura numero uno, alimentata da alcune inchieste giornalistiche - spiega Masciopinto - era che tra le mura virtuali di Second Life fiorisse una intensa attività di scambio, se non addirittura di commercio, di materiale pedopornografico. Per fortuna, finora non ne abbiamo trovato traccia». Alle stesse conclusioni sarebbe arrivata una recente inchiesta della polizia federale tedesca, mentre tutta da verificare è la possibilità, denunciata in alcuni forum, di far sesso con avatar modificati per somigliare ad adolescenti. Fantasmi meno inquietanti, ma più immediati, evoca la quantità sempre maggiore di soldi che gravita intorno a Second Life: la moneta virtuale ufficiale è il linden dollar, utilizzato correntemente nelle transazioni, ma per comprare, vendere e investire sempre più spesso c’è bisogno di dollari ed euro. Veri.

Così, se è da dimostrare che Second Life possa diventare il nuovo paradiso per chi ricicla denaro sporco, il Fraud Advisory Panel inglese - in un recente rapporto - considera tutte le «comunità virtuali» esposte a pericoli crescenti di furto e di frode. Mentre, dal prossimo 22 gennaio sarà proibito ufficialmente alle banche del metamondo distribuire interessi da investimenti in assenza di una registrazione governativa o della certificazione ufficiale di un istituto finanziario: nel crack della Ginko Financial, l’estate scorsa, erano letteralmente evaporati 200 milioni di linden dollari, pari a circa 750 mila dollari reali, dei clienti-avatar. Altra frontiera da tenere sotto costante controllo è quella che passa attraverso casinò e sale scommesse, anche se Linden Lab, la società che gestisce Second Life, preoccupata da possibili ricadute legali, qualche mese fa ha messo al bando il gioco d’azzardo. «Negli ultimi tempi, grazie anche ad accordi con i Monopoli di Stato - conferma il direttore della divisione investigativa - abbiamo oscurato molti siti su cui era possibile giocare irregolarmente, ma il monitoraggio di Second Life per ora ha escluso situazioni di questo tipo».

Fedele all’insegnamento «prevenire è meglio che reprimere», la Polizia postale e delle comunicazioni si tiene comunque all’erta e studia nuove contromisure: «stiamo cercando forme di collaborazione diretta con la società che gestisce Second Life. E abbiamo preso contatti con l’Fbi, convinti che l’accesso condiviso a una banca dati potrebbe aiutare a capire meglio anche i fenomeni italiani». Un aiuto prezioso, in qualche caso decisivo, potrebbe arrivare anche dal commissariato on line (commissariatodips.it), al quale quotidianamente arrivano decine di denunce e segnalazioni di web-reati. «Nessuna di queste ha sinora riguardato specificamente Second Life - conclude Masciopinto - ma ce ne sono alcune che riguardano realtà simili. C’è un sito, ad esempio, molto popolare tra i ragazzi (habbo.it), ispirato ad un fortunato videogioco. Beh, potrà sembrare incredibile ma c’è stato chi, ottenuto in qualche modo il codice di accesso di altri abbonati, ha rubato loro i mobili costruiti sì virtualmente ma regolarmente ’pagatì attraverso ricariche telefoniche».

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